Regia/Director: Guido BrignoneSoggetto/Subject: Tomaso SmithSceneggiatura/Screenplay: Tomaso SmithInterpreti/Actors: Carola Höhn (Beatrice Cenci),
Giulio Donadio (Francesco Cenci),
Tina Lattanzi (Lucrezia Cenci),
Elli Parvo (Angela),
Luigi Pavese (Catalano),
Sandro Ruffini (giudice Moscato),
Osvaldo Valenti (Giacomo Cenci),
Enzo Fiermonte (Olimpio Calvetti),
Carlo Duse (capitano dei gendarmi),
Arturo Bragaglia (Don Lorenzo),
Marcello Giorda (presidente del tribunale),
Nino Marchesini (castellano dei Colonna),
Pina Gallini (governante di don Lorenzo),
Aulo D'Anzio (segretario del giudice),
Emilio Petacci (Farinacci),
Gualtiero De Angelis (Curzio),
Giovanni Dal Cortivo (brigante della grotta),
Roberto Pasetti (usuraio),
Nino Marchetti (contadino della Petrella alla taverna),
Giovanni Onorato (bandito della grotta),
Angelo Dessy (altro bandito della grotta),
Mario Ortensi,
Iginia Armilli,
Gina Ror,
Aris Valeri,
Gina Graziosi,
Franco Cuppini,
Marino GirolamiFotografia/Photography: Jan StallichMusica/Music: Alberto GhislanzoniScene/Scene Design: Guido FioriniSuono/Sound: Vittorio TrentinoMontaggio/Editing: Vincenzo Zampi [Enzo Zampi]
Produzione/Production: Manenti Film (1933)Distribuzione/Distribution: Manenti Filmcensura: 31343 del 09-08-1941
Altri titoli: Béatrice Cenci
Trama: Abruzzo, seconda metà del XVI secolo. A causa dei suoi comportamenti violenti e perversi, lo spietato conte romano Francesco Cenci è in esilio nel suo castello, dove ha obbligato a trasferirsi anche i propri familiari. Un giorno, il corpo del conte viene ritrovato in un burrone, proprio sotto la finestra della sua stanza, ma non è chiaro se si tratti di un incidente o di un omicidio. Durante il processo, i familiari della vittima vengono a turno sospettati, a causa dell'atteggiamento tirannico tenuto dal conte nei loro confronti. Alla fine, il papa Clemente VIII condanna alla decapitazione Beatrice Cenci, figlia della vittima, l'unica che si era sempre apertamente opposta all'autorità dell'uomo e che, proprio il giorno della sua morte, aveva organizzato una fuga dal castello. Solo dopo l'esecuzione viene provata l'innocenza della ragazza, come informa una didascalia: "...ma se la suprema confessione giunse a Roma troppo tardi per salvare la vita di Beatrice, ne fu almeno riabilitata la memoria". E sulla tomba della donna vengono gettati dei fiori.