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Gian Burrasca (1943)

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Gian Burrasca (1943)



Regia/Director: Sergio Tofano
Soggetto/Subject: opera
Sceneggiatura/Screenplay: Cesare Zavattini, Adolfo Franci, Giorgio Zambon, Sergio Tofano [Sto]
Interpreti/Actors: Mimmo Battaglia (Giannino Stoppani detto "Gian Burrasca"), Ada Dondini (Geltrude, direttrice collegio "Pierpaolo Pierpaoli), Maria Teresa Lebeau (Virginia), Tina Maver (Ida), Beatrice Negri (Ada Stoppani), Aristide Baghetti (rettore), Silvio Bagolini (Muscolo), Cesco Baseggio (signor Stoppani), Galeazzo Benti (Tinti, il giornalista), Riccardo Billi (signor Capitani), Renato Chiantoni (Morlacchi), Federico Collino (Balestra), Paolo Ferrari [Tao Ferrari] (Barozzo), Alfredo Salvadori (notaio), Giulio Stival (avv. Paolo Maralli), Sergio Tofano (maestro di pianoforte), Bianca Bellincioni Stagno [Bianca Bellicioni] (zia Bettina), Giusi Raspani Dandolo (Caterina), Luigi A. Garrone (cuoco), Peppino Spadaro (messo dell'avvocato), Ferruccio Amendola (collegiale), Lucia Cantalamessa, Carlo Mariotti, Emilia Salvi, Giuseppina Fiore, Alda Rosi, B. Attendolo, Gino Viotti
Fotografia/Photography: Fernando Risi
Musica/Music: Giuseppe Bertelli
Costumi/Costume Design: Veniero Colasanti
Scene/Scene Design: Giorgio Pinzauti
Montaggio/Editing: Mario Bonotti
Produzione/Production: Cineconsorzio
Distribuzione/Distribution: S.AN.GRA.F.
censura: 31930 del 14-04-1943
Trama: Firenze, inizio XX secolo. La famiglia Stoppani assiste in un piccolo teatro allo spettacolo di un prestigiatore; successivamente, il piccolo Giannino Stoppani tenta di riprodurre lo stesso trucco di fronte ad alcuni suoi amici, ma riesce solo a ridurre in pezzi l'orologio della madre. Ma questa non è certo la sua prima impresa. Il ragazzino, infatti, che viene soprannominato "Gian Burrasca" a causa del proprio carattere estremamente vivace, non fa che sconvolgere il tranquillo ambiente borghese in cui vive con continui scherzi e dispetti. Egli tiene inoltre un diario in cui fa ritratti caricaturali degli adulti che lo circondano. La sua famiglia e l'intero vicinato sono ormai sull'orlo della disperazione e, alla fine, Giannino viene mandato nel tetro e severo collegio "Pierpaolo Pierpaoli". Ma, convinto di porre rimedio a torti e ingiustizie, il ragazzino si rifiuta di rispettare le rigide regole impostegli e, quindi, viene presto espulso. Proprio quando il padre lo sta accompagnando al riformatorio, Giannino si pente, cambia atteggiamento e si rappacifica con la propria famiglia.

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