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Il colore del vento - Nuova versione (2011)

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Il colore del vento - Nuova versione (2011)

The Colour of the Wind



Regia/Director: Bruno Bigoni
Soggetto/Subject: Bruno Bigoni
Sceneggiatura/Screenplay: Bruno Bigoni
Fotografia/Photography: Daria D'Antonio, Saverio Guarna, Fabrizio La Palombara, Andrea Locatelli
Musica/Music: Mauro Pagani
Montaggio/Editing: Massimo Fiocchi, Cristina Flamini
Suono/Sound: Emanuele Cecere, Luca Discenza, Valentino Giannì
Produzione/Production: Minnie Ferrara & Associati, Lumiere & Co.
Distribuzione/Distribution: Teodora Film
censura: 104642 del 05-10-2011
Altri titoli: The Colour of the Wind
Trama: Il colore del vento racconta il viaggio di una nave mercantile nel Mar Mediterraneo. Marinai che vivono sull'acqua la maggior parte della loro vita, che si perdono nel mare per scoprire donne, uomini e città, per cogliere e raccontare le diverse realtà del Mediterraneo, incrociando popoli e culture, intrecciando passato e presente. Ogni scalo è una città, ogni città una storia. Funziona come prologo a questo viaggio, la città di Barcellona. Anni fa, in una città affacciata sul mare, il sogno di libertà divenne per qualche mese realtà, portando la speranza di un mondo migliore. Conxa Pérez, 95 anni, ultima sopravvissuta delle "mujeres libres", racconta quei giorni indimenticabili. La prima tappa della navigazione è Tangeri, dove il mare è speranza di futuro anche per i giovani abitanti, che dalla fine del regime internazionale vedono nella vicina Spagna la possibilità di migliorare la loro vita e realizzare i propri sogni. Il viaggio prosegue verso Bari, dove incontriamo Violeta, un'immigrata albanese che racconta il suo difficile cammino d'integrazione, paradigma degli scogli burocratici e mentali che gli immigrati ancora oggi incontrano dopo essere approdati sulle nostre coste. La navigazione prosegue alla volta di Sousse, città tunisina, dove la cantante Mouna Amari e il musicista Mauro Pagani, con la commistione delle loro sonorità musicali, mirano a rinsaldare il ponte fra oriente e occidente, sempre più pericolante dopo l'11 settembre, per dimostrare che il Mediterraneo è il Mare Nostrum, un mare che dovrebbe unire invece che separare. Da questo sodalizio nasce una versione inedita della canzone Sidun, sull'omonima città libanese martoriata dalla guerra, che rivive nelle immagini di repertorio e nella memoria dei marinai. Lampedusa, altra tappa del viaggio, ne è la riprova. Sulle spiagge della piccola isola, tristemente nota per gli sbarchi clandestini, toccano terra gli immigrati africani e la loro massiccia presenza è per molti abitanti spesso ingombrante. Gli immigrati africani, come un tempo gli albanesi, guardano al mare con timore e speranza, consapevoli del fatto che esso può inghiottirli o restituirli a nuova vita. Il viaggio riprende, passando da Istanbul, per risalire l'Adriatico. Il mare, custode silenzioso delle guerre di ogni tempo, rinnova la memoria di Ivana, abitante di Dubrovnik, penultima tappa del viaggio, che nelle pagine del suo diario, scritto da bambina durante la guerra civile del 1991 descrive l'arrivo delle navi da guerra e i bombardamenti sulla città. Nei suoi ricordi e in quelli dei suoi concittadini il mare è insieme fonte di pericolo e di salvezza. La nave infine ritorna a casa gettando l'ancora nel porto di Genova. Questa città, come le altre del viaggio, ha una storia legata al mare da raccontare. Dal mare, infatti, arrivano le donne nigeriane che, costrette a prostituirsi, vedono svanire il loro desiderio di libertà e di riscatto sociale nel dedalo dei "caruggi" genovesi.
Sinopsys: The Colour of the Wind tells the voyage of a merchant ship on the Mediterranean Sea. It's the story of sailors who live on the sea for most of their lives, who lose themselves at sea in order to discover women, men and cities, in order to collect and tell the diverse realities of the Mediterranean, as they crisscross peoples and cultures, fusing the past and the present. Every stopover is a city, every city a story. The city of Barcelona functions as a prologue to this journey. Years ago, in a city that looked on to the sea, a dream of liberty became, for a few months at least, reality. Bringing with it the hope for a better world. Conxa Pérez, 95, the last survivor of the "mujeres libres", describes those unforgettable days. The first stop of the voyage is Tangiers where the sea is the hope of the future for its young inhabitants, who have looked to Spain, since the fall of the international regime, as a possibility of improving their lives and realizing their own dreams. The journey continues towards Bari where we meet Violeta - an Albanian immigrant that tells her difficult struggle to integrate, a perfect example of the bureaucratic and attitudinal hurdles that immigrants are still facing today when they land on Italian coasts. The ship then continues to the Tunisian city of Sousse where the singer Mouna Amari and the musician Mauro Pagani make their mixture of sounds which look to strengthen the bond between East and West, ever more unsteady since September 11, to show that the Mediterranean is really Mare Nostrum "Our Sea" - a sea that should unite and not divide. From this fellowship sprung an original version of the song "Sidun", about the namesake Lebanese city which is tormented by war, and is revived in the imagery of the repertoire and the memories of sailors. Then follows Lampedusa, in the south of Italy, where we see the confirmation about the Mediterranean. Here the beaches of this small island are sadly famed for the illegal landings of African immigrants, and their heavy presence is for many inhabitants a weight too unbearable. These African immigrants, like the Albanian ones before, stare at the sea with fear and hope - they know full well how it might either swallow them up or hand them a new life. From there the journey continues, passing by Istanbul to re-enter the Adriatic. The sea, that silent witness of wars of all epochs, refreshes the memory of Ivana, an inhabitant of Dubrovnik, in the penultimate stop of this voyage. In the pages of her diary that she kept as a child during the 1991 civil war she describes the arrival of the warships and the bombardment of the city. In her memories and in those of its citizens the sea is both the source of danger and of salvation. The ship finally returns to harbour and weighs anchor in the port of Genoa. This city, just like the other cities of the voyage, has a story connected to the sea to be told. Indeed from the sea come the Nigerian women who, being forced to prostitute themselves, have seen their dreams of liberty and their salvation from the maze of Genoa's backstreets vanish before them.

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