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47 morto che parla (1950)

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47 morto che parla (1950)



Regia/Director: Carlo Ludovico Bragaglia
Soggetto/Subject: opera
Sceneggiatura/Screenplay: Agenore Incrocci [Age], Furio Scarpelli, Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Nicola Manzari
Interpreti/Actors: Totò (barone Antonio Peletti), Silvana Pampanini (Marion Bonbon, la canzonettista), Adriana Benetti (Rosetta), Dante Maggio (Dante Cartoni), Tina Lattanzi (Susanna, moglie del sindaco), Aldo Bufi Landi (Gastone), Eduardo Passarelli (farmacista), Arturo Bragaglia (sindaco Tiburzi), Mario Castellani (col. Bertrand de Tassigny), Gildo Bocci (macellaio), Franco Pucci (dottore), Diana Lante, Rita Andreana, Toto Mignone, Gustavo Serena, Armando Annuale, Luigi Reder [Gigi Reder], Mary Gonzales, Mara Morgan, Marilyn Miller, Elsa Pavani, Mario Galli, Patricia Deren, Carlo Croccolo (Gontrano, cameriere del barone Peletti)
Fotografia/Photography: Mario Albertelli
Musica/Music: Ezio Carabella
Costumi/Costume Design: Mario Rappini
Scene/Scene Design: Alberto Boccianti
Montaggio/Editing: Giuliana Attenni
Suono/Sound: Kurt Doubravsky
Produzione/Production: Pro Films - Produzione Films Cinematografici
Distribuzione/Distribution: P.F.C.
censura: 9119 del 19-12-1950
Altri titoli: El fantasma es un vivo, Der tolle Juxbaron
Trama: Il barone Antonio Peletti è noto per la sua avarizia: tira sul prezzo acquistando una fettina dal macellaio, approfitta del suo cameriere Gondrano lasciandolo senza paga e affamandolo, esige persino un pedaggio dal mendicante che chiede l'elemosina vicino alla porta del suo palazzo. Il padre, morendo, gli ha lasciato un tesoro in monete d'oro e gioielli, che Antonio tiene nascosto sotto il pavimento della camera da letto. Secondo il testamento paterno, metà del tesoro spetta al municipio per la costruzione di una scuola, l'altra metà al giovane Gastone, figlio del barone. Ma Antonio continua a negare a tutti l'esistenza sia del testamento che del tesoro e caccia di casa il figlio, negandogli il consenso al matrimonio con Rosetta, una cameriera delle terme alla quale anche lui è interessato. Gastone finisce per scoprire da solo, casualmente, la preziosa cassetta e, dopo aver sostituito soldi e gioielli con dei sassi, si allontana con il tesoro. Per costringere il barone a dire la verità, il sindaco e altri notabili del paese preparano una messinscena con l'aiuto della canzonettista Marion Bonbon, appena giunta in paese con il suo partner. Fanno bere a Peletti un sonnifero e lo fanno risvegliare a Pozzuoli, nel paesaggio infernale delle solfatare, facendogli credere che il farmacista, invece delle solite polverine per digerire, gli abbia dato per errore un veleno mortale. Il barone pensa di trovarsi quindi all'Inferno, ma gli appare Marion, travestita da angelo, la quale spiega che la via del Paradiso passa attraverso la consegna del forziere ai legittimi eredi. Peletti rivela il nascondiglio, ma quando si accorge della burla, cade tramortito. Tutti lo credono morto per davvero, ma è solo svenuto: d'accordo con Marion, recita la parte del fantasma di se stesso per farsi restituire dal sindaco lo scrigno, che però finisce nelle mani della donna. Peletti riesce a salire sulla mongolfiera con la quale Marion e il colonnello Bertrand de Tassiny sono appena salpati alla volta di Parigi. Costretti a liberarsi della zavorra per non cadere, gettano in mare anche la cassetta, che in realtà contiene solo pietre. Con la sua parte di eredità, Gastone torna in paese e sposa Rosetta, poi dà al municipio l'altra metà. Mentre si festeggia la posa della prima pietra per la nuova scuola, riappare Peletti, scampato al naufragio e ormai rassegnato ad accettare il fatto compiuto.

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