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Sbatti il mostro in prima pagina (1972)

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Sbatti il mostro in prima pagina (1972)



Regia/Director: Marco Bellocchio
Soggetto/Subject: Sergio Donati
Sceneggiatura/Screenplay: Sergio Donati
Interpreti/Actors: Gian Maria Volonté (Bizzanti), Laura Betti (Rita Zigai), Fabio Garriba (Roveda, il giornalista), Jacques Herlin (Lauri), Corrado Solari (Mario Boni), Carla Tatò (moglie di Bizzanti), Michel Bardinet (redattore), Jean Rougeul (direttore del giornale), John Steiner (ing. Montelli), Marco Bellocchio (giornalista), Gianni Solaro (prof. Martini), Enrico Di Marco, Silvia Kramar, Massimo Patrone, Luigi Antonio Guerra, Paola Tallarigo, Gisella Burinato, Gérard Boucaron
Fotografia/Photography: Luigi Kuveiller, Erico Menczer
Musica/Music: Nicola Piovani
Costumi/Costume Design: Franco Carretti
Scene/Scene Design: Dante Ferretti
Montaggio/Editing: Ruggero Mastroianni
Suono/Sound: Gaetano Testa
Produzione/Production: UTI Produzioni Associate, Juppiter Generale Cinematografica, Labrador Films, Paris
Distribuzione/Distribution: Euro International Films
censura: 61241 del 19-10-1972
Altri titoli: Viol en première page, Knallt das Monstrum auf die Titelseite!
Trama: Giancarlo Bizanti è il redattore capo di un grande quotidiano milanese d'informazione: un giovane autorevole, serio, informatissimo, di quelli che controllano e determinano l' "opinione pubblica". Siamo in clima elettorale. Un gruppo di contestatori assalta la sede del giornale, il quale fa grande scalpore attorno a questo episodio. Ma ecco un nuovo avvenimento più sensazionale: una giovanissima studentessa che ha chiesto un passaggio in auto a uno sconosciuto viene trovata drogata, seviziata e uccisa. Bizanti vede in questo fatto di cronaca lo spunto per "orientare" politicamente l'opinione dei benpensanti: sesso, droga, violenza, il mondo della scuola, i giovani d'oggi. Basta manipolare le notizie, compiere un'indagine "obiettiva", servirsi di una lettera anonima e il gioco è fatto: un giovane extra-parlamentare viene additato come l'assassino. Malgrado egli neghi e fornisca un alibi preciso, ormai per l'opinione pubblica è il "Mostro", e deve essere condannato. E quando un cronista del giornale avanza dei sospetti in un'altra direzione - un bidello della scuola della ragazza - Bizanti gli blocca l'articolo e lo costringe alle dimissioni. Poi, insospettito anche lui, va a trovare l'uomo e gli strappa una piena confessione. Ma Bizanti decide d'ignorare tutto: la gente deve andare a votare con delle convinzioni ben radicate, attinte a quella fonte genuina che è il giornale. La verità? Se ne riparlerà, nel caso, dopo le elezioni.

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