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Al di là della legge (1968)

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Al di là della legge (1968)



Regia/Director: Giorgio Stegani
Soggetto/Subject: Warren D. Kiefer
Sceneggiatura/Screenplay: Mino Roli, Giorgio Stegani, Fernando Di Leo, Warren D. Kiefer, Ina Hilger
Interpreti/Actors: Lee Van Cleef (Cudlip), Antonio Sabàto (Ben Novak), Lionel Stander (falso predicatore), Graziella Granata (Sally Davis), Carlo Pedersoli [Bud Spencer] (James Cooper), Carlo Gaddi (bandito in nero), Ann Smyrner (Betty, maestrina), Herbert Fux (lostalliere), Enzo Fiermonte (sceriffo John Ferguson), Al Hoosman (socio del predicatore), Hans Helwenspoek (Mr. Davis), Adriana Facchetti (padrona hotel), Romano Puppo (bandito), Günther Stoll (bandito brizzolato), Gordon Mitchell (Burton), Ferdinando Poggi, Valentina Arrigoni (Lola), Nino Nini, Salvatore Billa, Sergio Ferrero, Giovanni Scratuglia [Ivan G. Scratuglia]
Fotografia/Photography: Enzo Serafin
Musica/Music: Riz Ortolani
Costumi/Costume Design: Maria Baronj
Scene/Scene Design: Franco Bottari, Wolf Englert
Montaggio/Editing: Sergio Montanari, Edith Schumann
Suono/Sound: Elio Pacelli
Produzione/Production: Sancrosiap, Roxy Film, München
Distribuzione/Distribution: Cineriz
censura: 51307 del 09-04-1968
Altri titoli: Beyond the Law, Pas de pitié pour les salopards, Die letzte Rechnung zahlst du selbst
Trama: Tre poveri ladruncoli del West si trovano improvvisamente - e contro ogni loro intenzione - trasformati in difensori della legge. Hanno rubato la borsa delle paghe ad un tipo troppo simpatico e Cud, il capo della banda, decide di aiutarlo contro dei veri banditi, di quelli che ammazzano e violentano. Non che ciò significhi rinunciare a rubare, anzi Cud ci riprova; ma da cosa nasce cosa e il ladro un bel giorno si ritrova sceriffo. Il brutto è che la nuova veste genera in lui una sorta di deformazione professionale, di cui gli antichi compagni si lamentano; pieno di zelo Cud difende l'argento della miniera e la incolumità della cittadina dall'assalto dei banditi, sacrificando alla fine anche i vecchi compagni. La redenzione è completa. Il racconto sembrerebbe edificante, ma in realtà è ironico: Van Cleef, che ha prestato il suo volto a giustizieri implacabili e a freddi criminali, sa ammiccare con arguzia allo spettatore, duttile all'ennesima variazione del genere western italiano.

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