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Don Camillo monsignore... ma non troppo (1961)

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Don Camillo monsignore... ma non troppo (1961)



Regia/Director: Carmine Gallone
Soggetto/Subject: Giovanni Guareschi
Sceneggiatura/Screenplay: Carmine Gallone
Interpreti/Actors: Gino Cervi (Giuseppe Bottazzi, detto Peppone), Fernandel (don Camillo), Leda Gloria (Maria, moglie di Peppone), Gina Rovere (Gisella Marasca), Valeria Ciangottini (Rosetta Grotti), Saro Urzì (sindaco Brusco), Marco Tulli (Smilzo), Andrea Checchi (esponente comunista di Roma), Emma Gramatica (Desolina), Karl Zoff (Walter Bottazzi), Ruggero De Daninos (monsignore), Carlo Taranto (Marasca, marito di Gisella), Armando Bandini (don Carlino), Giuseppe Porelli (dott. Galluzzi), Andrea Scotti (capo dei giovani atleti), Giulio Girola (padre di Rosetta), Armando Migliari (esponente democristiano), Ignazio Balsamo (comunista), Franco Pesce (sacrestano), Carlo Giuffrè (maresciallo carabinieri), Mario Siletti (altro esponente democristiano), Elio Folgaresi, Gustavo Serena, Spartaco Pellicciari, Renzo Ricci (voce del Cristo), Alexandre Rignault (Fagò), Sergio Fantoni (voce narrante)
Fotografia/Photography: Carlo Carlini
Musica/Music: Alessandro Cicognini
Costumi/Costume Design: Lucia Mirisola
Montaggio/Editing: Nicolò Lazzari
Suono/Sound: Oscar Di Santo, Agostino Moretti, Alvaro Orsini
Produzione/Production: Cineriz di Angelo Rizzoli
Distribuzione/Distribution: Cineriz
censura: 35859 del 06-10-1961
Altri titoli: Don Camillo monseigneur, Hochwürden Don Camillo
Trama: Peppone e Don Camillo, un tempo rispettivamente sindaco "rosso" e parroco di Brescello, sono adesso a Roma: il baffuto ex primo cittadino è un senatore del P.C.I, mentre il prete d'assalto è divenuto Monsignore e sta nella Curia. Nella Capitale i due non si vedono mai, ma sono uniti inconsapevolmente dalla gran nostalgia per il loro paese nella "bassa" e non vedono l'ora di tornarci. L'occasione arriva il giorno in cui a Brescello scoppia una grossa grana tra il Comune, sempre guidato dai comunisti, e la parrocchia: il problema riguarda la costruzione della Casa del Popolo che porterebbe all'abbattimento di una cappelletta votiva. Tra vecchiette che s'incatenano, baruffe e liti, a Roma il P.C.I. e la Curia decidono che gli unici che possono risolvere il problema sono proprio il senatore Peppone e Monsignor Don Camillo. A Brescello i due, come sempre, anziché moderare, incendiano gli animi, ma alla fine trovano un accordo: la cappelletta non sarà buttata giù, ma sarà inglobata nel palazzo che nascerà su quell'area. Don Camillo dovrebbe rientrare subito a Roma, ma visto che Peppone si trattiene, si ferma anche lui. In pentola bolle adesso il matrimonio del figlio più grande di Peppone, il quale vuole solo il matrimonio civile, mentre la futura nuora del senatore vuole il rito in chiesa. Nella faccenda ci ficca ovviamente il naso Don Camillo, che alla fine riesce a spuntarla e i due giovani celebrano il loro matrimonio davanti al prete. L'irrefrenabile monsignore si preoccupa pure di punire la compagna Gisella che maltratta il marito: la malcapitata donna si ritrova così legata e incappucciata dietro un cespuglio con il sedere dipinto di vernice rossa. Il fatto scatena il finimondo in paese, ma Don Camillo fa credere che sia stato il marito a compiere la vendetta. Durante una manifestazione un giovane comunista resta ucciso: Peppone pretende solenni funerali con suono di campane, ma don Camillo dice di no. Allora l'ex sindaco si procura una grossa campana che innalza in piazza, ma l'ex parroco la fa sparire. Stavolta tuttavia riesce a spuntarla Peppone e il giorno del funerale suonano le campane ufficiali. Don Camillo non vorrebbe più partire e sabota la macchina inviatagli dal Vaticano. Peppone, valentissimo meccanico, la ripara: egli è infatti consapevole di dover partire anche lui per Roma e non intende lasciare Don Camillo a Brescello senza lo storico antagonista. Fanno infatti insieme in macchina il viaggio di ritorno nella Capitale.

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