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Signori si nasce (1960)

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Signori si nasce (1960)



Regia/Director: Mario Mattòli
Soggetto/Subject: Dino Falconi, Luigi Motta
Sceneggiatura/Screenplay: Edoardo Anton, (Franco) Castellano, Giuseppe Moccia [Pipolo]
Interpreti/Actors: Totò (barone Ottone Spinelli Degli Ulivi detto Zazà), Peppino De Filippo (Pio Spinelli Degli Ulivi), Carlo Croccolo (Battista Signori), Liana Orfei (Titì), Angela Luce (Fedele), Lidia Martora Maresca (Maria Luisa), Luigi Pavese (Bernasconi), Delia Scala (Patrizia), Riccardo Garrone (Enzo), Gino Buzzanca (maresciallo dei carabinieri), Nico Pepe (Binotti), Vera Nandi (moglie di Battista), Renato Malavasi (prete con abito in prova), Leopoldo Valentini (secondino), Dori Dorika (Adelina Maniglia), Edgardo Biagini, Aldo Pini, Walter Grant, Nando Angelini, Omero Gargano, Ughetto Bertucci, Mario Meniconi, Nino Milano, Attilio Torelli, Piero Pastore
Fotografia/Photography: Alvaro Mancori
Musica/Music: Gianni Ferrio
Costumi/Costume Design: Giuliano Papi
Scene/Scene Design: Alberto Boccianti
Montaggio/Editing: Gisa Radicchi Levi
Suono/Sound: Franco Groppioni
Produzione/Production: D.D.L., Manenti Film (1933)
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 31586 del 05-04-1960
Trama: Il barone Ottone Spinelli Degli Ulivi, detto Zazà, è un maturo e scioperato playboy senza più il becco di un quattrino: ha infatti sperperato le sue sostanze godendosi la vita tra donne e gioco e al fedele servitore Battista non dà lo stipendio da tempo immemorabile. Un giorno le cose precipitano improvvisamente ed Ottone si trova a dover fronteggiare una difficile situazione: infatti, non solo viene allontanato per morosità dal circolo esclusivo di cui fa parte, ma deve urgentemente onorare una cambiale, sulla quale ha posto la firma falsa del fratello Pio. Questi, al contrario di Ottone, è un austero lavoratore proprietario di una sartoria per abiti talari, dove si servono anche dei cardinali. Tra i due fratelli non corre buon sangue, anzi non si sopportano affatto: Pio rimprovera ad Ottone di essere un immorale, Ottone rimbrotta Pio rinfacciandogli di non sapersi godere la vita. Ottone si reca comunque dall'integerrimo, e avaro, Pio e gli chiede un prestito, promettendogli di cambiare vita, ma il fratello non gli crede e rifiuta di aiutarlo. La sera stessa, infatti, Pio trova il fratello in compagnia di Titì, una giovane attrice che sta cercando di lanciare nel mondo dello spettacolo. Ma Ottone finge furbescamente che la ragazza è sua figlia, avuta da un amore infelice, che credeva perduta e invece ora ritrovata. Pio ci casca e si commuove, tanto che addirittura accoglie in casa Ottone e Titì. Ben presto, tuttavia, dopo diversi equivoci, Pio scopre l'imbroglio di cui è stato vittima. Ma alla fine è costretto suo malgrado, lui che in gioventù ha corso la cavallina, a dare i soldi ad Ottone e addirittura a finanziare la rivista di varietà che lancia Titì verso il successo.

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